Se hai un problema di radon in casa o sospetti di averlo, continua la lettura dell’articolo per scoprire come individuarlo e quali sono le contromisure che puoi adottare.

Che cos’è il radon?

Il radon è un gas generato dal decadimento radioattivo naturale dell’uranio presente nel suolo e nelle rocce. Per diverse ragioni, può trovarsi anche nell’acqua.

Si propaga dal suolo tramite l’aria e, decadendo, emette particelle radioattive. È dunque un gas pericoloso, perché una volta respirate queste particelle si depositano nelle cellule che ricoprono le vie respiratorie, ne possono danneggiare il DNA ed essere causa di cancro ai polmoni.

Negli spazi aperti le concentrazioni di radon sono generalmente molto basse e non costituiscono alcun pericolo. All’aperto il radon è infatti presente in quantità che variano dai 5 Bq al metro cubo (Bq sta per becquerel, dal nome del fisico francese che fece importanti studi sulla relatività) ai 15. 1 becquerel è uguale a una disintegrazione/decadimento al secondo. Negli spazi chiusi, soprattutto in mancanza di adeguata areazione, questa cifra tende ad aumentare prevalentemente negli spazi sotterranei o che si trovano a contatto con il suolo. Qui, la concentrazione varia generalmente dai 10 Bq/m3 fino a toccare la soglia dei 10.000 Bq/m3. In media, in Italia il valore del radon è di 70 Bq/m3 con picchi che possono toccare gli 80/120 Bq/m3 in Lombardia, Lazio, Campania e Friuli-Venezia Giulia.

Il radon fa male?

Assolutamente sì, se si considera che è la seconda causa di cancro ai polmoni dopo il tabacco.

Ovviamente, il rischio aumenta in quei luoghi maggiormente esposti come le zone sotterranee, ma anche delle concentrazioni più basse possono diventare pericolose a lungo andare. Il rischio di cancro ai polmoni aumenta infatti del 16% con ogni incremento di 100 Bq/m3. E si tratta di un aumento di proporzioni lineari: maggiore sarà la quantità di radon in un determinato ambiente, maggiore sarà il tempo di esposizione al gas, maggiori saranno le possibilità di ammalarsi.

Fra i luoghi di lavoro a maggior rischio, vanno segnalate le miniere, le fungaie, gli impianti termali e gli aerei.

Il radon in casa: da cosa dipende? E come si diffonde?

L’aumento dei valori di radon in casa, la sua presenza o la sua assenza possono dipendere da diversi fattori, che possiamo riassumere come segue:

  1. La quantità di uranio contenuta dalle rocce del sottosuolo;
  2. Il percorso che il gas deve fare per propagarsi all’interno delle abitazioni;
  3. La capacità dell’edificio di favorire un adeguato ricambio d’aria fra gli ambienti interni ed esterni.

Anche per quanto riguarda le modalitàà di diffusione parliamo di un elenco aperto, ma ancora una volta possiamo evidenziare quelle più comuni. Il radon infatti può propagarsi:

  1. Attraverso le crepe del suolo o nei punti d’unione con le pareti;
  2. Tramite gli spazi che circondano tubi e cavi;
  3. Tramite i piccoli pori presenti in tutte quelle pareti costruite con blocchi di cemento cavi;
  4. Dalle bocche degli scarichi e dei lavandini;
  5. Tramite comuni crepe a muro causate da infiltrazioni o difetti strutturali.

Tutte queste variabili sono strettamente collegate a dove si trova il radon con maggiore probabilità, pertanto bisognerà prestare maggiore attenzione alle cantine, gli scantinati e a tutti quegli altri locali a diretto contatto con il suolo.

Come misurare il radon in casa

La normativa in Europa e in Italia

In Italia, un dibattito serio su come controllare il radon e su quali misure attuare per diminuirne la quantità in casa e nei luoghi di lavoro si è vivacizzato solo fra gli anni Ottanta e Novanta. Dapprima si è mossa l’Europa con la direttiva 92/29/Euratom, che ha stimolato l’entrata in vigore del D.lgs 241/2000 in tema “Attuazione della direttiva 96/29/EURATOM in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti”.

L’Euratom ha poi aggiornato la precedente direttiva con la 59 del 2013, ma questa ancora non trova applicazione legislativa in Italia. Sia per le abitazioni private che per i luoghi di lavoro, la normativa impone un limite massimo di concentrazione di radon non superiore ai 300 Bq/m3. Anche se non esiste una legge unica e aggiornata per l’Italia, è comunque possibile documentarsi consultando le diverse raccomandazioni, delibere e leggi regionali valide per specifiche zone, di cui si trova una lista abbastanza esaustiva all’indirizzo https://www.radon.it/it/area-normativa/.

Misurazione del radon

Per determinare la concentrazione del radon presente in un determinato ambiente bisogna misurare il numero di particelle emesse da questo gas e dai suoi derivati. È possibile farlo ricorrendo almeno a tre metodi:

  1. . Consentono di ottenere letture generali e di comprendere le vie di propagazione del radon a partire dal suolo. Permettono inoltre di verificare l’efficacia di eventuali contromisure messe in atto.
  2. . Sono molto importanti per studiare l’evoluzione del radon nel tempo, perché anche dopo averne abbassato i livelli non è detto che questi rimangano sotto la soglia di sicurezza.
  3. . Sono i più adeguati per studi di ispezione e rilevazione, nonché quelli che nella maggior parte dei casi permettono di comprendere quali sono le azioni migliori da prendere a medio e lungo termine.

Ridurre la concentrazione di radon nelle abitazioni

Esistono diverse strategie comprovate, durature ed efficaci per prevenire le infiltrazioni di radon nelle abitazioni di nuova costruzione e per ridurne la concentrazione in quelle già esistenti.

Nuove abitazioni. Quando si costruisce un edificio bisogna prima di tutto tenere conto delle normative che abbiamo trattato nel paragrafo precedente, e quindi del tipo di territorio su cui si edifica: è chiaro che in Italia – così come in ogni altro paese – esistano zone a maggior esposizione di radon rispetto ad altre in cui la concentrazione nel sottosuolo è inferiore. Quando si costruisce un nuovo edificio è possibile ridurre al minimo il rischio di radon ricorrendo a quei sistemi definiti passivi, ovvero preventivi. Oltre al già citato studio sul tipo di suolo su cui si costruisce, si procederà alla corretta sigillatura di pavimenti e pareti: meno difetti strutturali saranno presenti, meno possibilità ci saranno che il radon si possa diffondere.

Nelle abitazioni già esistenti, invece, una volta misurate le quantità di gas si può agire affidandosi ai cosiddetti sistemi attivi o, se vogliamo, rettificativi. Si tratta, a seconda dei casi, di:

  • Ventilazione dell’aria del suolo verso l’esterno. In questo modo, il radon viene autonomamente espulso al di fuori dell’abitazione;
  • Installazione di un sistema di estrazione meccanica del radon direttamente dal sottosuolo;
  • Installazione di sistemi di ventilazione meccanica o naturale nelle zone di possibile contaminazione;
  • Ricorso a opere di soppressione, come ad esempio la chiusura delle infiltrazioni.

I sistemi passivi, pensati a monte della costruzione dell’abitazione, possono ridurre la presenza di radon di oltre il 50%. Se a questi si aggiunge la progettazione di un adeguato impianto di ventilazione, l’abbattimento del rischio sarà sicuramente superiore.

Come difendersi dal radon

Posto che qui ci occupiamo di situazioni in cui l’edificio è già esistente (quindi eviteremo di andare nello specifico delle precauzioni da prendere prima di costruirlo), vediamo appunto come difendersi dal radon abbassandone i livelli a tassi non pericolosi per la salute.

Migliorare la ventilazione degli ambienti è di gran lunga il metodo più efficace e utilizzato, sebbene non l’unico. Infatti, questa può risultare poco utile se sono presenti crepe nei muri che permettono la continua diffusione del gas. Quindi, prima di procedere al miglioramento dell’areazione è necessario assicurarsi che non esistano pericolose vie di diffusione, il che richiede un controllo accurato delle pareti e la compartimentazione degli ambienti sotterranei come cantine, scantinati e garage.

Prima di ricorrere a metodi drastici, va precisato che una buona ventilazione si può ottenere anche semplicemente aprendo porte e finestre per una decina di minuti ogni giorno. L’area esterna, come abbiamo visto, presenta generalmente un contenuto inferiore di radon rispetto a quella interna, e quindi in casi meno gravi una semplice e sana abitudine come questa potrebbe di per sé essere sufficiente. Accendere un ventilatore durante quei 10 minuti non potrà che aiutare.

Purtroppo però questi pratici accorgimenti sono sempre temporanei, e non è detto che tutti abbiano la possibilità di far arieggiare la casa ogni giorno, specialmente in inverno.

Attenzione alle crepe da infiltrazione nei muri

Se le quantità di radon sono pericolosamente elevate, è necessario ricorrere all’impianto di un sistema di ventilazione adeguato, continuo e montato da professionisti di settore. In casi estremi, si dovrà procedere all’estrazione meccanica del gas dal sottosuolo: una soluzione drastica che in alcuni casi può anche non essere definitiva, e la cui efficacia va misurata continuamente. Ma come abbiamo detto più volte, un pericolo molto più infimo e difficilmente rintracciabile è quello delle crepe nei muri e nei pavimenti. Il radon da crepe è molto difficile da individuare poiché le crepe stesse lo sono.

Fra le tante ragioni che possono portare a crepe nei muri, si contano almeno la normale azione del tempo, il risultato di errori in fase di progettazione, le infiltrazioni d’acqua. Si tratta di una serie di inconvenienze contro cui Yume può aiutarti a combattere.

Yume è una importante realtà nel settore delle iniezioni per l’edilizia. Utilizziamo gli ultimi e meno invasivi ritrovati tecnici per operazioni di consolidamento murature in mattoni, pietra o calcestruzzo. Soprattutto, siamo una delle avanguardie italiane per gli interventi contro le infiltrazioni d’acqua, le stesse che generano microfratture strutturali attraverso le quali il radon può propagarsi. Per lavori di impermeabilizzazione dei muri in controterra, sigillatura solai e sigillatura crepe bagnate, Yume è il meglio che tu possa chiedere.

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